NAPOLI – Una confisca record da 205 milioni di euro per Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra che operavano nel settore dello smaltimento e riciclaggio di rifiuti nella Terra dei Fuochi. Il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro dei beni dei tre fratelli che, come è emerso dalle indagini, si sarebbero arricchiti con il traffico illecito di rifiuti attraverso un sistema di false fatture ed evasione fiscale.
L’iter giudiziario cominciato nel 2017
Il Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha messo i sigilli a otto aziende da Napoli a Cosenza. Ma anche a 224 immobili, 72 auto, tre barche e due elicotteri. Il provvedimento rappresenta l’epilogo di un lungo iter giudiziario cominciato nel 2017, quando il patrimonio dei Pellini fu sottoposto a sequestro di prevenzione dopo la loro condanna per disastro ambientale.
La prima confisca nel 2019 e la decisione della Corte di Cassazione
Le indagini della dda di Napoli avevano confermato la pericolosità “qualificata” dei Pellini per il traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi. Un elemento da cui è arrivata la sentenza di condanna. Ma dopo una prima confisca nel 2019 – confermata in appello cinque anni dopo – la Corte di Cassazione nel 2024 aveva annullato il provvedimento per un vizio di carattere formale, ordinando la restituzione dei beni ai tre fratelli.
La pericolosità “qualificata” dei tre imprenditori
La decisione del Tribunale di Napoli è arrivata dopo che la Procura della città campana aveva disposto una nuova ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari del Pellini. Nel nuovo provvedimento di confisca si ribadisce non solo la pericolosità “qualificata” dei Pellini, ma anche la sproporzione “strutturale e significativa” tra i beni posseduti e i redditi dichiarati. Così come l’inidoneità delle giustificazioni difensive “atte a dimostrare in modo plausibile e documentalmente riscontrabile la provenienza delle risorse impiegate”.
I giudici: “I fratelli Pellini criminali senza scrupoli”
Secondo i giudici, i fratelli Pellini sono “criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali al perseguimento del soldo facile”. Un particolare che emerge nel provvedimento è “la concreta e grave capacità criminale che ha provocato conseguenze devastanti per l’ambiente, nonché per gli animali e le persone”. In questo scenario, la relazione tra le attività illecite dei tre imprenditori e l’aumento di tumori sul territorio “è più che un sospetto”.


