“Siamo in enorme difficoltà. La crisi della nocciola va ormai avanti da quattro, cinque anni. Abbiamo una produzione bassa e al tempo stesso discutibile dal punto di vista qualitativo”. Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, racconta a Lumsanews l’emergenza del Lago di Vico, tra problemi ambientali e antropici.
Come nasce l’emergenza?
“La crisi della filiera è determinata da una concomitanza di fattori. In primis il cambiamento climatico, con l’alternarsi di gelate e siccità. A questo bisogna aggiungere l’intervento della cimice asiatica e, soprattutto, i fitofarmaci utilizzati per la coltivazione intensiva delle nocciole”.
Quali sono i rischi e i limiti dei fitofarmaci utilizzati?
“Quelli abitualmente adoperati contro la cimice domestica risultano inefficaci su quella asiatica. Ma a causa del loro utilizzo, sta avvenendo un progressivo indebolimento delle piante e del suolo, condizione che espone le colture a diversi agenti patogeni. Ciò che contestiamo è l’intero sistema di produzione e le modalità di utilizzo di tali sostanze”.
Qual è la sua proposta?
“Il tema è la riconversione della produzione. Questo implicherebbe degli investimenti seri e un cambiamento nel modo di coltivare, ma così facendo potremmo ottenere il ringiovanimento delle piantagioni e la diversificazione del prodotto. Naturalmente di questi investimenti dovrebbe farsi carico il soggetto pubblico”.
Il vostro dissenso sulla produzione si rivolge a una parte specifica del settore?
“Il conflitto è aperto con una fetta consistente del mondo agricolo e con chi ne detta le linee guida”.
Si riferisce alla Ferrero?
“Ferrero è come lo Spirito Santo. Sta ovunque, ma non la trovi mai. Parliamo dell’azienda che preleva il 70-80% del prodotto della nostra zona e detta gli standard sulla cui base bisogna produrre. Ma pone delle condizioni che possono essere realizzate solo ricorrendo a prodotti chimici”.
Il prezzo minimo d’acquisto concordato dall’azienda è adeguato alle attuali criticità?
“Assolutamente no. Non risponde alle problematiche emerse negli ultimi anni, tanto che i noccioleti cominciano ad essere abbandonati, un evento incredibile. Basti pensare che cinque-sei anni fa un ettaro di terra costava tra i 50 e i 60mila euro. Cifre enormi. Oggi uno va in giro e comincia a vedere noccioleti abbandonati. Siamo davanti a una crisi vera, di cui Ferrero non si interessa”.
Alcuni coltivatori locali sostengono che l’eutrofizzazione del Lago di Vico sia dovuta a una presenza naturale di azoto. Qual è la sua posizione?
“È una bugia. La responsabilità è dell’azoto e del fosforo contenuti nei fertilizzanti utilizzati nei noccioleti, che filtrano nel terreno fino a raggiungere il bacino idrico. Altrimenti, perché l’eutrofizzazione è cominciata solo negli ultimi decenni?”
Cosa rimane oggi del Lago di Vico?
“È un lago morto. È bellissimo, da cartolina, ma nella sua parte profonda, sotto i due-tre metri, ormai è praticamente morto. E le sue acque sono ormai contaminate, tanto da esporre a rischi i cittadini della zona”.


