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HomeCronaca L’avvocato Maletto (ClientEarth): “Per salvare il lago servono misure anticicliche”

“La sentenza riconosce
che esiste una correlazione
tra eutrofizzazione e colture”

Francesco Maletto, legale di ClientEarth

“Necessarie misure anticicliche”

di Giacomo Basile19 Marzo 2026
19 Marzo 2026
Maletto

Francesco Maletto, avvocato della Ong ClientEarth | L'utilizzo della foto è stato autorizzato dal diretto interessato

“Il Lago di Vico ricade all’interno di un sito protetto che appartiene alla rete Natura 2000, il network più grande a livello europeo”. Francesco Maletto, avvocato della Ong ClientEarth, spiega a Lumsanews i risvolti legali della situazione inquinamento dello specchio d’acqua nella Tuscia. 

Il Consiglio di Stato ha stabilito che la Regione Lazio ha disatteso i propri obblighi in merito alla protezione del Lago di Vico. In cosa consiste, nello specifico, questa sentenza?

“La direttiva habitat impone agli Stati membri l’adozione di misure atte a prevenire il degrado degli habitat protetti. La sentenza riconosce che il deterioramento di tali ecosistemi è correlato alle attività di agricoltura intensiva nell’area e al conseguente fenomeno di eutrofizzazione. Il Consiglio di Stato ha constatato l’effettiva sussistenza del degrado e l’assenza di interventi risolutivi, condannando l’amministrazione regionale a varare le misure obbligatorie previste dalla normativa”.

La Regione però non è intervenuta entro il semestre prestabilito… 

“Attualmente stiamo valutando con la Regione se sia possibile giungere a una soluzione concreta. L’obiettivo prioritario resta la risoluzione delle criticità ambientali”.

Dopo i primi provvedimenti ci sono state aperture significative?

“Gli interventi sinora attuati si riferivano a un’altra sentenza, risalente all’ottobre 2024, focalizzata sulla potabilità delle acque e non sulla tutela complessiva dell’habitat”.

Gli atti processuali menzionano un accumulo costante di fertilizzanti derivanti dalla corilicoltura. Il nesso tra l’espansione dei noccioleti e l’eutrofizzazione è documentato?

“Il legame è ampiamente suffragato da numerosi studi scientifici. La stessa sentenza del Consiglio di Stato individua una correlazione diretta tra le pratiche di agricoltura intensiva locali e l’alterazione dell’equilibrio biochimico del lago”.

Esiste una responsabilità diretta da parte di Ferrero, capofila della filiera, sull’utilizzo dei fitofarmaci?

“Il caso non coinvolge direttamente l’azienda Ferrero. Trattandosi di un contenzioso contro la Pubblica Amministrazione, il soggetto obbligato ad adottare misure di salvaguardia resta la Regione Lazio”.

E in merito alle testimonianze degli agricoltori, che lamentano l’obbligatorietà contrattuale di determinati trattamenti chimici?

“È un aspetto che influenza il contesto generale, ma la nostra azione si è concentrata sul lago. L’ecosistema deve essere schermato da qualsiasi pressione esterna capace di determinarne il degrado, a prescindere dalle dinamiche contrattuali private”.

Ritiene che questo caso possa costituire un precedente giurisprudenziale?

“Certamente. Attraverso il ricorso contro il ‘silenzio-inadempimento’ si è ottenuto l’obbligo di adottare misure concrete e specifiche. È un precedente di grande rilievo, non solo in Italia ma anche in ambito europeo”.

La sentenza introduce il concetto di “misure anticicliche”. Cosa si intende esattamente?

“Il termine ‘anticiclico’ è insolito persino nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Indica la necessità di intervenire in modo incisivo su tutte le cause esogene per invertire un trend ambientale negativo. Non si tratta solo di stabilizzare la situazione, ma di agire in senso contrario alla tendenza al degrado attuale”.

A che punto è il confronto con la Regione Lazio? È stata fissata una nuova scadenza?

“Il dialogo è aperto, ma la scadenza formale è scaduta da oltre un anno. Al momento non vi sono cronoprogrammi definiti. Valuteremo le nostre prossime azioni in base alla loro effettiva volontà di intervenire”.

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