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HomeCronaca Tatuaggi nei concorsi in polizia: per la Corte Ue la norma discrimina le donne

"Il divieto dei tatoo
nelle forze di polizia
discrimina le donne"

Il caso Lertimene davanti alla Corte Ue

La regola riguarda i tatuaggi visibili

di Sofia Landi03 Settembre 2026
03 Settembre 2026
Un agente della Polizia di Stato

Un agente della Polizia di Stato

ROMA Si sa, chi vuole entrare nelle forze dell’ordine prima di farsi un tatuaggio ci pensa due volte. Anzi, tre. Il motivo? Anche se non è una regola assoluta – va considerato corpo di appartenenza, tipologia di concorso e posizione – chi partecipa a un concorso e ha un tattoo potrebbe essere penalizzato. La regola generale è: tatuaggio ben visibile uguale esclusione. Ma qui sorgono dei dubbi. Se un uomo ha un tatuaggio sul polpaccio, riesce a coprirlo indossando i pantaloni. Se lo ha una donna, che in uniforme formale porta una gonna, no. Adesso, il caso di una cittadina italiana portato all’attenzione della Corte di Giustizia europea ci dà una certezza. Per Tamara Ćapeta, avvocata generale della Corte di Lussemburgo, la norma che vieta i tatuaggi visibili e pone l’obbligo di indossare una divisa specifica in base al genere, nella politica di assunzione per l’accesso alle forze di polizia italiane, è discriminatoria nei confronti delle donne.

La causa Lertimene alla Corte di Lussemburgo

La tesi di Ćapeta è chiara. Si tratta di una discriminazione diretta fondata sul sesso. La politica di accesso non può essere giustificata dal fatto che essa costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Ad accendere i riflettori sulla questione la causa Lertimene. La storia di un’italiana esclusa dal concorso di agente di polizia perché aveva un piccolo tatuaggio. Dopo il ricorso, il Tar della Lazio – dubitando della legittimità di criteri legati alla sola uniforme femminile  – ha sospeso il giudizio e interpellato la Corte di giustizia dell’Ue. Le norme del concorso, infatti, lasciano automaticamente fuori i candidati con tatuaggi visibili in uniforme. Nel caso di HG, il tatuaggio sarebbe rimasto scoperto con la divisa femminile da cerimonia.

La soluzione giuridica al caso

Il risultato? Candidate penalizzate. Secondo Ćapeta, la disparità non può essere giustificata con l’esigenza, indicata dal governo italiano, di preservare i valori e l’identità della polizia durante le cerimonie. Le poliziotte indossano già i pantaloni in uniforme operativa e possono essere autorizzate a usarli anche in alcune occasioni ufficiali. L’esclusione dal concorso risulta quindi sproporzionata rispetto al beneficio simbolico dell’uso della gonna. Certo, le conclusioni dell’avvocata generale non vincolano la Corte di Giustizia, ma propongono una soluzione giuridica alla causa. E soprattutto una riflessione ideologica e culturale.

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