ROMA – A Montecitorio la nuova legge elettorale entra nell’ultimo miglio dell’iter legislativo con la discussione delle modifiche introdotte dal Senato, in un clima infuocato tra maggioranza e opposizioni. Trattandosi di una terza lettura, questo è l’ultimo passaggio parlamentare della riforma, che partirà con le audizioni informali degli esperti in Commissione Affari costituzionali oggi lunedì 21 settembre alle 11. L’obiettivo del centrodestra è far arrivare il testo definitivo in Aula entro il 29 dello stesso mese per la discussione generale, in vista dell’approvazione definitiva la prima settimana di ottobre, anche con la fiducia.
Via all’esame in Commissione
Il primo a dare il suo parere alla Commissione sarà Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Roma Tre, seguito da Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, e Mario Staderini, coordinatore del ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di legge elettorale. Alle 12 sarà il turno di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale presso l’Università di Pisa, e Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato sempre presso la Sapienza di Roma.
Le prossime tappe dell’iter legislativo
Gli emendamenti andranno presentati entro domani, martedì 22 settembre, alle ore 16, in vista del voto di ammissibilità di mercoledì 23. A questo poi seguirà il riesame su eventuali ricorsi e poi quello nel merito delle proposte emendative, che si concluderà a fine settimana. la premier Giorgia Meloni ha già anticipato che sarà posta la fiducia, rappresentando la norma una “svolta molto importante per il lavoro del governo”. Ma resta alta l’apprensione per il voto di eventuali “franchi tiratori”.
Le novità introdotte dal testo
La nuova Legge elettorale, battezzata “Stabilicum” – o “Melonellum dalle opposizioni – perché punterebbe alla stabilità dei governi eletti, reintroduce un proporzionale corretto da un corposo premio di maggioranza per il raggiungimento del 42% dei voti, per un numero di 70 deputati e 35 senatori. È previsto un capolista bloccato, ma anche la possibilità di scegliere tre preferenze su un elenco di sei pre-impostato. L’indicazione del candidato premier dovrà avvenire al momento del deposito del simbolo. Le soglie di sbarramento restano al 3% per singola lista e al 10% per le coalizioni, ma aumentano le firme richieste a chi non siede già in parlamento: da 1.500 a 6.000, salvo per i gruppi già formatisi entro il 31 dicembre 2025. La riforma ammette infine il voto fuorisede per chi sia temporaneamente domiciliato altrove da almeno 9 mesi.


