ROMA – Dopo il focolaio a Napoli con oltre 70 persone ricoverate, l’epatite A è sbarcata nel Lazio. Sono 50 i pazienti registrati nelle Asl Roma 1 e 2 e 24 a Latina. Un totale di 120 pazienti in tutta la regione Lazio. L’infezione è causata dal virus dell’epatite A (HAV) ed è associata al consumo di frutti di mare. Sarebbe arrivata lo scorso 20 febbraio con una partita di cozze contaminate dalla Campania, dove lo scorso gennaio erano stati registrati i primi casi di infezione.
Nel Lazio 120 casi di epatite, una cinquantina a Roma
L’allerta sanitaria per contenere eventuali focolai è massima. Rafforzate, quindi, le attività di controllo nell’ambito della sicurezza alimentare e di sorveglianza. In particolare nel comune di Latina. Numerosi controlli sono stati eseguiti nella zona, dove al momento si registra un gran numero di casi. Sotto la lente i ristoranti e i punti vendita della provincia.
Istituita una task force multidisciplinare
Per far fronte alla situazione, è stata istituita anche una task force aziendale multidisciplinare coordinata dalla Direzione generale dell’Asl e composta dal Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (Sisp), la Struttura di Igiene Alimenti di origine animale, nonché l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, in costante coordinamento con il SeReSMI (Servizio Regionale per la sorveglianza delle malattie infettive) e l’Area Promozione Salute e Prevenzione della Regione Lazio.
Quali sono i sintomi della malattia in Lazio e Campania
I sintomi dell’epatite compaiono dopo un periodo di incubazione che va dalle due alle sette settimane. La malattia si manifesta come un’influenza con nausea, vomito e perdita di appetito che poi evolve in segni più specifici legati al fegato. In particolare, tra le caratteristiche di chi è affetto dalla malattia, la colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi, urine scure, feci chiare dolori addominali. Nei bambini piccoli, invece, l’infezione è spesso asintomatica.


