ROMA – Il 15 novembre 2024 il cooperante italiano Alberto Trentini è stato arrestato in Venezuela senza un’accusa formale da parte delle autorità. Il giovane lavorava per la ong “Humanity & Inclusion”, impegnata nell’assistenza a persone con disabilità.
Arrivato a Caracas il 17 ottobre, Trentini è stato fermato a un posto di blocco mentre si stava recando dalla capitale Caracas a Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Nelle prime settimane, non si è saputo nulla della sua detenzione. Per oltre due mesi, le autorità non hanno fornito notizie né hanno permesso alcun contatto con lui. A gennaio 2025, una nota di Palazzo Chigi assicurava l’attivazione di “tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva” e garantiva “massima attenzione fin dall’inizio”.
Le telefonate alla famiglia
Prima della sua liberazione, avvenuta dopo 423 giorni di prigionia nel carcere Rodeo di Caracas, Trentini ha parlato con la famiglia soltanto tre volte. La prima telefonata ai familiari è arrivata la notte del 16 maggio. Il cooperante aveva assicurato di essere in buone condizioni e di ricevere cure mediche. Un contatto accolto con sollievo dai genitori e dai parenti di Trentini, oltre che dal governo italiano. Un mese prima, l’8 aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva contattato la madre Armanda Colusso ribadendo l’impegno del governo per portarlo a casa. La seconda telefonata del cooperante è arrivata il 26 luglio: “Pur nella costante angoscia siamo sollevati per aver potuto sentire, per pochi minuti, la voce di Alberto”, aveva fatto sapere la famiglia attraverso la legale Alessandra Ballerini. L’ultima chiamata, invece, è avvenuta il 9 ottobre 2025.
Il giorno della liberazione
Ma proprio il giorno del primo anniversario della detenzione del cooperante, la madre di Trentini aveva puntato il dito contro l’esecutivo durante una conferenza stampa al Comune di Milano: “Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano e questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio”. La situazione si è sbloccata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela in cui è stato catturato il presidente Nicolas Maduro: “La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione”. Oggi il giorno della gioia e dei ringraziamenti: “Alberto finalmente è libero. Una notizia che aspettavamo da 423 giorni”.


