NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 13:16 del 29 gennaio 2026

HomePolitica Niscemi, l’esperto: “È come una crosta di pane che si spezza”

"La frana in atto a Niscemi
è come una crosta di pane
che si spezza a poco a poco"

Pasuto, ex dirigente di ricerca del Cnr

"Il maltempo porterà nuovi rischi"

di Alessio Sebastiano Corsaro29 Gennaio 2026
29 Gennaio 2026
Niscemi

L'area colpita dalla frana a Niscemi, Caltanissetta | Foto Ansa

CALTANISSETTA – La frana che rischia di inghiottire Niscemi preoccupa gli abitanti della cittadina del Nisseno, costretti a rivivere l’angoscia di un fenomeno già accaduto nel 1997. Nel fine settimana, la Sicilia sarà inoltre investita da una nuova ondata di maltempo, che potrebbe aggravare un quadro già critico. Alessandro Pasuto, ex dirigente di ricerca del Cnr Irpi, spiega a Lumsanews le peculiarità idrogeologiche del fenomeno in atto e i rischi che potrebbero interessare il comune in provincia di Caltanissetta. 

Dirigente Pasuto, può spiegarci tecnicamente cosa sta succedendo dal punto di vista idrogeologico? 

“A Niscemi la situazione idrogeologica è abbastanza peculiare. Il paese si trova sopra un substrato molto plastico di argille, che si deformano molto facilmente e su un piastrone, dove poi ci sono le case. Questo è invece di materiale un po’ più rigido, quindi si frattura. Con le piogge, le argille sottostanti si deformano e creano delle crepe, come una crosta di pane che si rompe. A quel punto il terreno, ai bordi, comincia a scivolare a valle. La deformazione del materiale plastico sottostante induce così una rottura del piastrone soprastante”. 

Visto il precedente del 1997, era possibile una prevenzione più efficace? 

“Sicuramente era possibile fare degli interventi. Ad esempio, canalizzando meglio le acque in modo tale che non andassero ad infiltrare le argille sottostanti, quindi a liquefarle. Inoltre, si sarebbe potuto consolidare la rupe, quindi il piastrone di calcare ignite. Anche all’estero, in situazioni idrogeologiche simili, sono stati realizzati dei muri di sostegno. Dunque sì, era possibile, soprattutto perché parliamo di un fenomeno abbastanza conosciuto”. 

Niscemi
Alessandro Pasuto, ex dirigente di ricerca del Cnr Irpi

Il ministro della Protezione civile Musumeci ha detto che la zona rossa, attualmente di 150 metri, potrebbe allargarsi ancora. A che estensione potremmo arrivare?

“Non ho i dati in mano, ma ritengo che al momento i 150 metri rappresentino un buon limite di sicurezza. Però bisogna verificare attraverso immagini satellitari e dati strumentali dove abbiamo minimi movimenti, in modo da delimitare in maniera corretta la zona instabile, perché non tutto il piastrone su cui giace il paese è soggetto a questo fenomeno. Ci sono parti più solide e altre più fratturate, quindi bisogna verificare e perimetrare le zone che possono essere coinvolte, tenendo in considerazione che parliamo di un processo progressivo, un evento che non si consuma di punto in bianco”.

In questo fine settimana, la Sicilia sarà ancora investita dal maltempo. C’è il rischio che la situazione peggiori ulteriormente?

“Purtroppo credo che ci sia il rischio che gli edifici prossimi alla scarpata possano subire dei danni più importanti. È evidente che il motore di tutto questo è l’acqua, come in gran parte delle frane oggetto di studio. Dunque le precipitazioni sono tra i fenomeni che innescano questi processi e, essendosi aperte delle vie di infiltrazione preferenziale all’interno del piastrone, l’acqua raggiunge l’argilla sottostante, provocando il possibile crollo dei lembi più prospicienti alla scarpata”.

Ti potrebbe interessare