ROMA – “Per noi non esiste più la comunità del territorio, ma la comunità del bisogno. Interveniamo laddove c’è necessità, compatibilmente con le nostre risorse”. Nella sua chiacchierata con la redazione di Lumsanews, il presidente di Fondazione Roma Franco Parasassi ha illustrato l’impegno dell’ente nel sostenere progetti di assistenza sociale e sanitaria. Anche all’estero.
Come viene gestita la comunicazione istituzionale da parte di Fondazione Roma per garantire la trasparenza e valorizzare i progetti?
“Il primo strumento di comunicazione della Fondazione è il bilancio di missione, dove diamo conto di tutte le attività che abbiamo realizzato e delle risorse messe a disposizione nei cinque settori di intervento principali (sanità, ricerca scientifica, assistenza alle categorie sociali deboli, istruzione e formazione, arte e cultura, ndr). Ma non è l’unico strumento. La comunicazione, oltre a valorizzare la nostra azione per farla conoscere meglio alle altre fondazioni, è una sorta di resoconto obbligatorio delle attività che svolgiamo sul territorio. Promuovere le attività della Fondazione, poi, non vuol dire costruire consenso, ma condividere con altri operatori ciò che realizziamo”.
Nel bilancio del 2024 avete sottolineato l’incertezza geopolitica. Ha inciso molto sul vostro patrimonio?
“Sì, la geopolitica influenza le scelte di investimento. Ad esempio, durante gli anni del Covid i mercati sono crollati e ciò ha causato una perdita del nostro patrimonio da valutazione. Con gli ultimi avvenimenti geopolitici e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, la distanza e il tempo si sono annullati e questo ha inciso molto nell’ambito della gestione finanziaria e nel perseguimento delle nostre attività. Sono molto cauto riguardo all’intelligenza artificiale, ma non si può evitare che la Fondazione utilizzi i nuovi strumenti digitali. Delibere ed erogazioni, ad esempio, saranno realizzate attraverso l’Ia, così come la reportistica”.
Perché avete deciso di investire 2 milioni di euro per l’emergenza in Ucraina e non per altre crisi come quella a Gaza?
“Tutto è nato da un confronto che ho avuto con i vertici della Comunità di Sant’Egidio. Quando è esplosa nel 2022, l’emergenza in Ucraina era quella che, a nostro avviso, aveva l’impatto maggiore perché ha riguardato un territorio molto vasto e ha colpito direttamente la popolazione. Siamo intervenuti fornendo generi alimentari e materiali, come gruppi elettrogeni che hanno consentito l’accesso a fonti di calore. Nel 2025, inoltre, abbiamo realizzato operazioni ad Haifa, in una chiesa, quindi anche a Gerusalemme. Si tratta però di iniziative che sono rimaste bloccate. Non è semplice operare in quei contesti”.
Quali altre iniziative avete realizzato all’estero?
“L’iniziativa che più mi piace ricordare è quella realizzata con il Cuamm (Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari, ndr). Abbiamo effettuato un intervento di 10 milioni di euro nell’Africa subsahariana, consentendo a tre Paesi – Mozambico, Angola e Repubblica Centrafricana – di realizzare tre ospedali, in particolare a servizio dei reparti di area materno-infantile. In quella zona, ogni anno, muoiono di parto circa 280 mila donne per cause che in Italia e, in generale, nell’Occidente non si registrano più da 50 anni”.
Come misurate l’impatto delle vostre attività e quali sono gli strumenti con cui individuate le criticità?
“Alcune attività non possono essere misurate. Ad esempio, solo nel campo sanitario dove Fondazione Roma investe moltissimo – oltre il 60% delle risorse annuali – è molto difficile effettuare una misurazione. Ciò perché alcune attività incidono sui servizi resi, sulle liste d’attesa e sulla professionalità di medici e paramedici che si confrontano con tecnologie all’avanguardia. Il discorso cambia con le attività espositive. Quando organizziamo una mostra possiamo valutare in che misura sia aumentata la conoscenza di una corrente artistica. Inoltre, siamo molto attenti alla rendicontazione e verifichiamo che il nostro contributo sia stato ben speso”.

Com’è possibile che l’avanzo di esercizio nel 2023 fosse inferiore a 4 milioni di euro, mentre nel 2024 è salito a oltre 80 milioni?
“Tutto dipende da come procede la gestione del patrimonio, elemento costitutivo di una fondazione. Il patrimonio, infatti, serve a produrre risorse necessarie per far fronte alle spese di funzionamento, mentre ciò che avanza è destinato alle attività istituzionali. La differenza di risultato nel bilancio di esercizio, poi, dipende dall’andamento dei mercati finanziari”.


