Record di copie in Italiaper "Finché il caffè è caldolibro d'esordio di Kawaguchi

Bestseller nipponico sulla felicità Ora sta arrivando anche il sequel

Record di 100mila copie vendute in Italia per “Finché il caffè è caldo”, romanzo d’esordio dello scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi. Pubblicato da Garzanti e diventato già un film, il libro è immerso nella cultura giapponese, dove il ritmo del tempo è il presente e l’unica forma di relazione possibile l’amore. Al centro della scena una caffetteria, dove l’aroma dolce del caffè aleggia nell’aria fin dalle prime ore del mattino. Nel mondo chiuso in casa durante il lockdown, Kawaguchi affida al calore di un caffè il potere di rivivere quel momento della vita dove si è detta la parola sbagliata, si è lasciata andar via la persona amata o si è perso l’attimo, quello che conta davvero.

Ma nel rimpianto di amici andati, storie di amore finite prima di iniziare e sogni traditi alla prima difficoltà, basta bere il caffè e con un piccolo gesto cambiare tutto. Una leggenda, quella di Kawaguchi, tutta sospesa tra il “Carpe diem” di Orazio e la filosofia di Confucio, dove una sola rigida prescrizione è imposta a chi decide di avventurarsi nella caffetteria: il caffè va bevuto caldo e non si torna indietro. Un conto in sospeso con il tempo che lascia ai personaggi un grande insegnamento: non occorre cancellare il passato per ritrovare la felicità, ma bisogna imparare a perdonare e perdonarsi per andare avanti.

Milioni di persone in tutto il mondo hanno deciso di chiudere gli occhi su un occidente, tutto futuro e frenesia, e mettersi seduti in quella caffetteria assaporando l’aroma di quel caffè e aspettando di leggere anche il sequel “Basta un caffè per essere felici”, in cui lo scrittore giapponese affronta ancora il tema della felicità, questa volta intesa come una meraviglia spesso nascosta negli imprevisti della vita e nei regali del destino.

Andrea Persili

Classe 1990, laurea in Giurisprudenza e tante passioni: dalla politica alla letteratura, dalla storia alla filosofia. Ho fatto da relatore in seminari sul diritto di cittadinanza. Ho scritto di caporalato e mobbing. Ed alla fine ho scoperto che il giornalismo è la mia vera passione: la curiosità di indagare in territori inesplorati e di dare voce a chi non può farlo.