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Referendum giustizia, il voto sulle date approda in Cdm. Nuove accuse al comitato del No

di Chiara Di Benedetto12 Gennaio 2026
12 Gennaio 2026

Foto ANSA / ETTORE FERRARI

ROMA – È atteso per oggi, 12 gennaio, il voto sulla data del referendum per la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Nei giorni scorsi la premier Giorgia Meloni ha fatto sapere che le urne saranno aperte il 22 e il 23 marzo, ma il Consiglio dei ministri dovrà ora confermare questa scelta. 

La decisione di stabilire adesso la data del referendum ha suscitato numerose polemiche, soprattutto perché il Comitato cittadini per il No sta ancora terminando di raccogliere le firme per un referendum parallelo ma contrario alla riforma della giustizia. Attualmente, il Comitato ha ottenuto poco meno del 70% delle 500mila firme necessarie entro il 30 gennaio e i sostenitori ritengono che il voto di oggi a Palazzo Chigi depotenzierà drasticamente la loro campagna.

Nuove accuse al Comitato per il No

Il Comitato, sostenuto da Magistratura democratica, è però adesso accusato di incassare denaro con le firme accumulate. Secondo quanto riportato da Libero e evidenziato dal giornalista de Il Foglio, Ermes Antonucci, la legge numero 157 del 1999 riconosce, infatti, il rimborso di un euro per ogni firma valida raccolta. Se, però, non si raggiunge la soglia di sbarramento delle 500mila firme, la Corte di Cassazione non può rilasciare il visto di legittimità che fa scattare il rimborso. I sostenitori del Sì accusano quindi i promotori del referendum “parallelo” di agire con il solo obiettivo di ottenere quei 500mila euro che il buon esito della raccolta firme gli assicurerebbe.

I sostenitori del Sì tentano di “arruolare” Mattarella

Nel frattempo, nemmeno il comitato del Sì si salva dalle accuse. Ha infatti suscitato un certo clamore l’articolo pubblicato su Huffington Post da Andrea Cangini, ex parlamentare di FI, che elenca i presunti “indizi” che dimostrano che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarebbe “più per il Sì che per il No”. In risposta il Colle, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, avrebbe inviato una nota alla redazione del gruppo Gedi chiedendo di evitare di “cercare di arruolare il Presidente della Repubblica in uno schieramento o semplicemente in una posizione politica”.

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