Roma ha contenuto i contagidopo turisti cinesi positivi"Ma rischia nella fase due"

L’epidemiologo Ciccozzi lancia l'allarme in vista della riapertura delle attività

Da quando il Covid-19 è comparso per la prima volta in Italia, si è assistito ad una crescita esponenziale dei casi di contagio concentrati principalmente in Lombardia. Ci si aspettava che l’espansione del virus avvenisse con un’intensità simile anche in altre città. Paradossale il caso di Roma. Qui il 29 gennaio due turisti cinesi furono ricoverati e poi scoperti positivi al coronavirus, ma nonostante fossero i primi due casi non si registrarono le drammatiche conseguenze viste nei paesi del nord Italia.

Secondo Massimo Ciccozzi, virologo e responsabile dell’unità di Statistica medica ed epidemiologica dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, intervistato da Il Messaggero, “la coppia di Wuhan ha fatto capire che bisognava agire subito ed ha aiutato la città di Roma ad evitare una diffusione massiccia del contagio”.

Per gli esperti il capoluogo laziale rischierà di più quando ci sarà la “fase due”, quando cioè , non prima di maggio, ci saranno parziali riaperture e possibilità di spostamento. Nella città con il più alto numero di turisti in Italia, le probabilità di una seconda ondata di contagio è alta.

“Un mio studio fatto sui due turisti cinesi ha dimostrato che erano già infetti cinque giorni prima di arrivare a Roma. Averli individuati a fine gennaio ci ha fatto capire che potevamo avere un problema. Abbiamo fatto partire subito i meccanismi di isolamento e delle quarantene. Per ogni caso successivo nel Lazio si è sempre riusciti ad individuare tutti i contatti ed isolarli”, ha spiegato il medico.

Nel Lazio il servizio nazionale per le malattie infettive (Seresmi) ha funzionato bene. I medici “cacciatori del virus” hanno ottenuto risultati ricostruendo le varie catene di contagio: dalla signora di Fiumicino che era stata a Milano a vedere Atalanta-Valencia, al poliziotto del commissariato di Spinaceto, da cui si è partiti per le verifiche nella scuola del figlio a Pomezia.

L’epidemiologo però non si sente di fare ancora previsioni ottimistiche: “Non mi parlate di pericolo scampato. Il momento più pericoloso è quando la curva comincia a scendere, la gente si rilassa e pensa che è finita. Ma sarà finita soltanto dopo tre o quattro settimane in cui ogni giorno i nuovi casi sono a zero”.

Giuseppe Galletta

Nato a Messina il 2 Giugno 1988. Dopo la maturità scientifica conclude gli studi presso l’Università di Messina conseguendo la laurea in Giurisprudenza arricchita dalla frequentazione della Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Nel 2018 entra a far parte del Master di Giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma.