ROMA – Con un coup de théâtre degno del miglior Silvio Berlusconi, la premier Giorgia Meloni coglie di sorpresa gli alleati e fa approvare in Consiglio dei ministri l’abolizione del bollo auto, storico cavallo di battaglia del Cavaliere. Il colpo di spugna su “una delle tasse più odiate dagli italiani” riguarderà “le vetture di piccola e media potenza, fino a 80 kw, e i motoveicoli, con un’esenzione per un solo mezzo a cittadini”, annuncia Meloni, soddisfatta per il via libera a una misura ad effetto che potrebbe dare nuovo slancio alla sua campagna elettorale. La cancellazione del bollo sarà certamente valida per il 2027, ma la leader dell’esecutivo assicura: “Come il Governo ha già ampiamente garantito e ribadito, la misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva”. Ok del Cdm anche sulla proroga del taglio delle accise sul gasolio, ridotto rispetto ai 17 centesimi in vigore fino a mezzanotte. Da domani il diesel costerà 12 centesimi in meno, mentre dal 26 settembre al 5 ottobre lo sconto si dimezzerà a 6 centesimi.

Misura da 2,36 miliardi. Dentro Fiat Pandina, Citroen C3 e Toyota Yaris
Il costo del provvedimento sarà di 2,36 miliardi di euro, ma nessun timore per le casse di Regioni e province autonome, perché sarà lo stesso governo a coprire il mancato introito anche grazie a fondi provenienti da fondi Pnrr non utilizzati entro la scadenza prevista il 30 giugno 2026. Fuori dal coro il governatore della Toscana, Eugenio Giani, che accusa Meloni di “livello sconsiderato di demagogia elettorale”. Tra le auto interessate dalla misura ci sono alcuni dei nomi più popolari del mercato italiano: si va dalla Fiat Pandina alla Citroen C3, fino alla Renault Clio e la Toyota Yaris. Dentro anche Volkswagen Polo, Seat Ibiza, Peugeot 208, Opel Corsa, Hyundai i20 e Lancia Ypsilon.
Gli alleati presi in contropiede. Tajani: “L’esecutivo ha fatto propria una richiesta di FI”
“Non ci saranno limitazioni legate a Isee”, assicura il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. “L’abolizione del bollo “interviene su tutte le famiglie, riguarda due milioni di ruote” e poi rilancia, costretto ad alzare la posta dal sorpasso improvviso della premier: “Conto sia l’inizio del percorso e di andare oltre gli 80 kw. Non mettiamo limiti alla provvidenza”. Corre ai ripari anche il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, che si trova a dover giustificare l’approvazione di una manovra oggi targata Meloni, ma storicamente appartenuta al fondatore di FI. “Era una ferma e pressante richiesta di Forza Italia che l’esecutivo ha accolto e fatto propria. Una misura coerente con la nostra visione fin dalle battaglie di Silvio Berlusconi per far pagare meno tasse a tutti”, scrive su X il vicepremier.

Meloni non chiude a Vannacci e Palazzo Chigi pensa a elezioni anticipate
Meloni ribadisce di voler arrivare a fine legislatura, ma l’accelerazione su una misura ad alto impatto potrebbe lanciare l’ipotesi delle politiche entro la primavera del 2027. È questo lo scenario più quotato tra i corridoi di Palazzo Chigi, dove la premier appare decisa a sfruttare l’effetto volano del taglio del bollo, che fra un anno potrebbe già essere dimenticato. La spina nel fianco in vista del voto rimane il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Su una possibile alleanza con l’ex generale, la premier è netta, ma non chiude la porta in maniera definitiva: “Parliamo di un partito composto da parlamentari eletti nel centrodestra che oggi votano con l’opposizione. Quando questo accade una volta, può accadere anche una seconda. Per me è sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare”.


