Tank israeliani al confine con la Striscia di Gaza / Foto Ansa

Blitz con i tank a GazaNethanyau conferma"L'invasione si farà"

Almeno 18 morti nel raid a Khan Yunis Altri 12 camion di aiuti nella Striscia

GAZA CITY – L’incursione terrestre nel nord della Striscia di Gaza “rientra nei preparativi per la prossima fase della guerra”, ha affermato il portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari. L’operazione è stata condotta da forze di fanteria usando dei tank in uno dei “blitz mirati” all’interno del territorio palestinese. Prima di ritirarsi, i militari “hanno ucciso terroristi e distrutto infrastrutture di Hamas”. Il tutto, conclude Hagari, “senza aver subito vittime”.

I palestinesi, invece, continuano la conta dei loro morti: almeno 18 persone sono rimaste uccise e 40 ferite nel raid aereo israeliano contro la famiglia di Yunis Al-Astal, membro di Hamas, a Khan Yunis, nel sud della Striscia. L’esercito israeliano dichiara di avere eliminato il comandante del Battaglione Nord di Kahn Younis Taysir Mubasher.

Nelle ultime 24 ore sono stati colpiti da Israele più di 250 obiettivi di Hamas, ha comunicato un portavoce delle forze armate. La postazione di Khan Yunis, ha spiegato, era adiacente ad una moschea e un asilo nido: “Un’ulteriore prova che Hamas usa deliberatamente luoghi civili a fini terroristici”. Inoltre, ha accusato il gruppo palestinese di bloccare gli spostamenti degli abitanti della Striscia, impedendo loro di seguire le indicazioni dell’esercito di Israele.

Netanyahu: “L’invasione di terra si farà”

“Gli obiettivi di Israele sono due: eliminare Hamas e liberare gli ostaggi. Tutti quelli che hanno partecipato all’attacco del 7 ottobre moriranno”, sentenzia il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Che assicura che nonostante l’attendismo “l’invasione di terra di Gaza ci sarà”.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ansa

I tentennamenti sarebbero legati, secondo quando riporta il Wall Street Journal, alle pressioni da parte degli Stati Uniti, preoccupati per le truppe americane dispiegate nella regione. Da proteggere prima di un intervento israeliano su larga scala, soprattutto alla luce delle reiterate minacce da parte dell’Iran e del gruppo libanese Hezbollah.

La possibilità di un’invasione della Striscia, però, divide gli alleati. Durante il suo tour nella regione, il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che una “massiccia” operazione terrestre sarebbe “un errore”.

Gli ostaggi

Unanimità invece in merito alla priorità di liberare i 224 ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. Mentre continuano gli sforzi di mediazione del Qatar, alcune fonti israeliane citate da Haaretz hanno fatto sapere che il rilascio di un significativo numero di loro potrebbe avvenire “in pochi giorni, forse anche meno in base all’andamento dei negoziati”.

Nel ricordare il “drammatico” 7 ottobre, poi, Netanyahu ha per la prima volta accennato alle sue responsabilità: “Tutti dovranno dare spiegazioni, a cominciare da me. Ma solo dopo la guerra”.

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Gaza City. Ansa

Un guerra che continua a mietere vittime: solo nelle ultime 24 ore nella Striscia sono state 704, portando il totale dei palestinesi uccisi a 6.546. Cui si aggiungono i morti israeliani, 1.400 in totale, di cui 808 civili. E mentre Netanyahu promette di “guidare il Paese fino alla vittoria” l’Onu avverte che a Gaza “nessun luogo è sicuro”.

Gli aiuti dal valico di Rafah

La Mezzaluna rossa palestinese ha fatto sapere di aver ricevuto oggi al valico di Rafah, in Egitto, 12 camion di aiuti umanitari, tra cui cibo e medicine. In tutto sarebbero 74 i camion di aiuti passati finora dal valico di Rafah dall’inizio della guerra, ma nessun rifornimento di benzina.

Secondo l’organizzazione umanitaria Oxfam Israele usa  “la mancanza di cibo come arma contro i civili di Gaza, ridotti ormai allo stremo”. Per il portavoce Paolo Pezzati “oggi a Gaza sta entrando appena il 2% del cibo, rispetto a prima del 9 ottobre, quando è stato imposto l’assedio totale sulla Striscia, che ha inasprito il blocco esistente”.

Veronica Stigliani

Laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna nel 2019 con una tesi intitolata "States and non-state actors in the Middle East", collaboro con The Euro-Gulf Information Centre (EGIC), OSMED-Osservatorio sul Mediterraneo e La fionda.