Via della Seta, Xi al ColleSi chiudono i primi accordi"Investimenti reciproci"

Il presidente: "Noi partner strategici" Cassa depositi e prestiti entra in Cina

La bandiera cinese sventola sul Colle. È una prassi quando un capo di stato straniero visita il Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica, ma dopo settimane di polemiche assume un significato particolare. Intorno alle 10 di questa mattina il presidente Xi Jinping è entrato nel Palazzo progettato da Bernini e Borromini, dove si è intrattenuto con Sergio Mattarella. Un incontro vissuto con grande partecipazione anche in Cina, con le televisioni che lo trasmettono in diretta.

“Rafforziamo la cooperazione tra i nostri due Paesi”, è l’incitamento di Mattarella a Xi, che poi ha ricordato come “la Via della Seta è a doppio senso, il memorandum è un’opportunità per le nostre imprese”. Il presidente cinese ha invece sottolineato come sia stato “un incontro fruttuoso, con ampio consenso” e ha ricordato . Siamo partner strategici”.

Quello al Quirinale è il primo incontro istituzionale per il capo di stato cinese, che nel pomeriggio incontrerà anche i presidenti di Senato e Camera, e poi domani alle 10.30 incontrerà il premier Giuseppe Conte a Villa Madama, dove firmerà il memorandum d’intesa sulla Via della Seta.

Arrivano le prime indiscrezioni sugli accordi raggiunti tra le delegazioni. Nel settore alimentare, Alibaba, sito di e-marketing cinese, venderà le arance rosse italiane. Nel settore siderurgico, un’impresa italiana – la Danieli – costruirà un impianto siderurgico in Azerbaigian insieme a un’azienda cinese. Nel settore bancario, la Cassa depositi e prestiti potrà raccogliere capitale in Cina. Anche il calcio entra nel memorandum con la l’intenzione di far giocare una giornata di Serie A in Cina.

Continua però la polemica politica. “Non possiamo svendere un pezzo di sovranità italiana e europea ai cinesi”, ha affermato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani di Forza Italia. Gli fa eco Giorgia Meloni di FdI: “Siamo contrari. Il problema del memorandum è che non pone alcune questioni di difesa del nostro interesse nazionale”.

Federico Marconi

Roma, 1993. Dopo la maturità scientifica abbandona i numeri per passare alle lettere: prima di approdare alla Lumsa studia storia contemporanea a La Sapienza e giornalismo alla Fondazione Basso. Ha prodotto un web-doc per ilfattoquotidiano.it e collabora con L’Espresso