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Più ore di lavoro e licenziamenti facili: l’Argentina in piazza contro la riforma Milei

di Sofia Silveri20 Febbraio 2026
20 Febbraio 2026

BUENOS AIRES – La nuova riforma del lavoro voluta dal governo argentino guidato dall’ultraliberista Javier Milei sta scatenando, da giorni, proteste in tutto il Paese. Venerdì 20 febbraio la Camera ha approvato con 135 voti favorevoli e 115 contrari il progetto. Ora è atteso l’ok del Senato per il via libera definitivo.

La delibera è arrivata al termine di una giornata in cui la Confederazione generale del lavoro, principale sindacato del Paese, aveva proclamato uno sciopero generale proprio contro la riforma. A fargli eco una manifestazione davanti al Congresso con la partecipazione di partiti di sinistra, movimenti sociali e altre organizzazioni sindacali. Il governo ha quindi dispiegato forze federali di sicurezza attorno al parlamento e ha utilizzato anche camion idranti per disperdere i manifestanti.

I punti del dissenso

La riforma modifica l’attuale regime del lavoro in vigore dal 1974 e introduce, tra le principali novità, la possibilità di giornate lavorative fino a 12 ore. Il provvedimento prevede, inoltre, la creazione di un fondo di assistenza al lavoro alternativo alle indennità di licenziamento, finanziato attraverso la sicurezza sociale e la derogazione di diversi statuti professionali, tra cui quello del giornalista.

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