Danni cerebrali e lesioni permanenti lasciano spesso le famiglie davanti alla risposta più dura da accettare: la medicina non ha una cura risolutiva. In questo vuoto si inseriscono le cliniche oltreoceano che promettono la rigenerazione neuronale a costi elevatissimi. Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile, spiega a Lumsanews i limiti di questi trattamenti e l’illusione delle cure “miracolose”.
Cosa accade a un cervello quando subisce una grave lesione cerebrale?
“Dipende strettamente dall’entità e dalla localizzazione del danno. Nel caso dell’anossia perinatale, ovvero la mancanza di ossigeno al momento del parto, i danni cerebrali sono generalmente permanenti con possibilità di recupero molto limitate”.
Quindi non esistono tecniche in grado di rigenerare la matrice nervosa distrutta?
“No, attualmente non esistono. In questi quadri clinici, il compito della riabilitazione non è ricostruire ciò che è andato perduto, ma stimolare la neuroplasticità: si lavora per riattivare le porzioni di corteccia rimaste intatte e per portare le aree circostanti a svolgere una funzione vicariante”.
Può fare un esempio?
“Se viene danneggiata la corteccia motoria — che controlla i movimenti del lato opposto del corpo, come avviene negli anziani colpiti da ictus —, la fisioterapia punta a sviluppare meccanismi per supplire, tramite strategie alternative, alle funzioni motorie compromesse”.
Dunque non ci sono evidenze concrete che ne dimostrino la fattibilità di questi trattamenti nell’uomo?
“Sono attualmente in corso diversi studi scientifici su terapie sperimentali basate su cellule staminali pluripotenti, in grado di differenziarsi in vari tipi di tessuto. Tuttavia, siamo ancora ben lontani dall’ottenere evidenze cliniche concrete. A oggi, in sostanza, non esiste alcuna alternativa terapeutica validata di questo tipo”.
Alcune cliniche all’estero promettono, sotto pagamento, di “rigenerare” i neuroni morti.
“È molto strano. Attualmente non esiste alcuna prova scientifica a sostegno di questi trattamenti. Sarebbe fondamentale avere massima trasparenza sia sui protocolli utilizzati sia sui risultati ottenuti, veicolati attraverso vere e proprie pubblicazioni scientifiche. Il consiglio che mi sento di dare alle famiglie è di chiedere sempre se i dati siano stati pubblicati e su quali riviste: è fondamentale verificare che si tratti di testate dotate di peer review, ovvero di revisori indipendenti che garantiscano la qualità e il rigore scientifico dell’intervento”.
Possiamo parlare di speculazione?
“In assenza di riscontri sì, il rischio che si tratti di una pura speculazione economica ai danni dei pazienti rimane estremamente alto”.
Molte famiglie però scelgono queste cliniche. C’è un abbandono anche da parte della sanità italiana?
“La nostra sanità eccelle in molti ambiti, ma soffre di gravi difficoltà nella gestione della cronicità. Quando diciamo a una famiglia che “non c’è più niente da fare” — una frase che andrebbe pronunciata con molta più cautela —, intendiamo semplicemente che le conoscenze attuali non consentono di applicare terapie orientate alla guarigione. È ciò che accade purtroppo nelle fasi avanzate di patologie come i tumori, quando si sono esaurite le opzioni terapeutiche. Dire che non esiste una cura risolutiva non significa però abbandonare i genitori: la presa in carico medico-assistenziale significa non lasciarli soli, aiutandoli nella gestione quotidiana per garantire ai bambini la miglior qualità di vita possibile”.
A quali rischi si espone chi sceglie di sottoporsi a questi trattamenti incerti?
“Un rischio è l’ipermedicalizzazione, che porta a un vero e proprio accanimento terapeutico con interventi invasivi del tutto ingiustificati rispetto ai risultati reali che si possono ottenere. Inoltre, c’è il pericolo concreto di distogliere preziose risorse economiche ed emotive da quei percorsi che, pur non promettendo una guarigione miracolosa, potrebbero tuttavia migliorare in modo significativo la qualità della vita quotidiana di questi bambini”.
La maggior parte di questi trattamenti promette di curare malattie diverse. È sospetto?
“Sì, se questa procedura fosse realmente efficace, verrebbe immediatamente adottata a livello mondiale dalla comunità scientifica. Quando ci si trova davanti a interventi proposti in cambio di ingenti somme di denaro — parliamo anche di cifre superiori ai 100 mila euro —, l’invito alle famiglie non può che essere quello di usare la massima prudenza, poiché il rischio di trovarsi di fronte a una pura speculazione economica è altissimo”.


