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HomeCronaca Golf cart, Patanè: “A Roma servono regole e contingentamento”

"Golf cart a Roma,
serve un tetto ai mezzi
e controlli in tempo reale"

L'assessore Patanè a Lumsanews

"Il confine col trasporto va chiarito"

di Marco Bertolini18 Settembre 2026
18 Settembre 2026
Golf cart

Eugenio Patanè, dal 2021 assessore alla Mobilità di Roma Capitale nella giunta guidata da Roberto Gualtieri

Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità di Roma Capitale, segue da vicino il confronto sulla regolamentazione delle golf cart turistiche nella Capitale. A Lumsanews racconta i limiti dell’attuale normativa e le proposte del Campidoglio per disciplinare il settore.

Assessore, il Campidoglio sostiene da tempo che il problema delle golf cart dipenda soprattutto dai limiti della normativa nazionale. Ma nel frattempo il fenomeno è esploso: quante golf cart sono oggi effettivamente censite a Roma?

“Purtroppo un censimento non esiste e non esiste per una ragione precisa. La Motorizzazione Civile non ha una categoria di immatricolazione dedicata a questi mezzi. Navette turistiche e golf cart vengono immatricolate, a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche tecniche, o come autovetture o come motoveicoli. Per questo i dati sono distribuiti tra categorie diverse e non è possibile ricavare un numero preciso. I mezzi che stimiamo in circolazione a Roma sono circa 300. Incrociando i dati della Motorizzazione arriviamo a stimare circa 350 autorizzazioni riconducibili a questa tipologia: è una stima, non un dato certificabile, proprio perché la categoria non esiste. Dal primo luglio di quest’anno, con la nuova regolamentazione, abbiamo rilasciato 2.396 permessi Ztl onerosi per autovetture elettriche. Non possiamo però isolarne la quota di navette, perché la Motorizzazione ci restituisce solo la categoria del veicolo. Dal confronto con un operatore del settore stimiamo un centinaio di permessi e anche questa è una stima”.

Dove fissate concretamente il confine tra tour turistico e trasporto di persone? 

“Oggi, a mio avviso, quel confine non è tracciato con la nettezza che servirebbe e questa è la falla che stiamo cercando di chiudere. Gli elementi che a nostro avviso qualificano il servizio sono tre. Il primo è l’itinerario: se è predefinito e autorizzato dall’ente proprietario della strada, come prevede il decreto del 2015 per i veicoli atipici, siamo nel tour. Se la destinazione la sceglie il cliente, siamo altrove. Il secondo è il contenuto: un accompagnamento con funzione di illustrazione culturale è una cosa, un trasferimento da un punto a un altro è un’altra. Il terzo è il corrispettivo: se il trasporto è remunerato in quanto tale, e non compreso in un pacchetto, è trasporto”.

La Regione ha ritirato la norma sulle “navette turistiche” e ora si ragiona su una disciplina più restrittiva. Il Campidoglio è disposto a chiedere un vero contingentamento?

“Assolutamente sì e non da oggi: è esattamente l’impianto che abbiamo messo per iscritto. Numero massimo di veicoli ammessi; percorsi fissi, sulla sola viabilità secondaria; fermate consentite solo negli stalli autorizzati, con divieto di adescamento del cliente su strada; Gps a bordo, con dati che restano di titolarità di Roma Capitale e confluiscono nella Centrale della Mobilità, così il rispetto delle regole si verifica in tempo reale e non con un verbale occasionale. Chiediamo inoltre autorizzazione con procedura ordinaria al posto della segnalazione certificata e operatori selezionati con gara pubblica, oltre a requisiti più severi per i conducenti. Sui passaggi in corso in Consiglio regionale non entro perché non è di mia competenza. Posso dire però che cosa Roma Capitale chiede: serve una norma che includa la Capitale per legge, che copra tutti i veicoli adibiti a trasporto turistico e che consenta ai Comuni contingentamento e selezione, non un registro meramente ricognitivo”.

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