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Tutti i limiti del Pil
un indice di crescita
ma non di benessere

di Giacomo Basile16 Settembre 2026
16 Settembre 2026
Pil

Un operaio metalmeccanico a lavoro | Foto Pixabay

Il Prodotto interno lordo è, da sempre, l’indicatore più utilizzato per valutare la crescita economica di uno Stato. In particolare, misura il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti all’interno di un Paese in un determinato periodo, generalmente un anno o un trimestre. Non misura quindi direttamente il benessere, la felicità o la qualità della vita: misura  solamente l’attività economica.

Per calcolarlo si può guardare alla produzione, ai redditi generati oppure alla spesa complessiva. Quest’ultimo è il metodo più intuitivo: il Pil è dato dalla somma dei consumi delle famiglie, degli investimenti delle imprese, della spesa pubblica e delle esportazioni nette, cioè la differenza tra esportazioni e importazioni. 

Per capire se un’economia è davvero cresciuta, però, non basta confrontare il valore del Pil di due anni consecutivi. Se aumentano i prezzi, infatti, il valore monetario della produzione può crescere anche senza che vengano prodotti più beni e servizi. Per ovviare a questo problema si distingue tra Pil nominale, calcolato ai prezzi correnti, e Pil reale, che “pulisce” il dato dall’effetto dell’inflazione. È quest’ultimo a essere utilizzato per misurare la crescita economica in termini di volume.

Anche il Pil reale, tuttavia, racconta soltanto una parte della storia. Somma attività molto diverse tra loro e attribuisce loro un valore monetario, ma non considera direttamente ciò che non passa dal mercato: il lavoro domestico e di cura, il tempo libero, la qualità dell’ambiente o la distribuzione della ricchezza. Un’economia può quindi aumentare il proprio Pil consumando più risorse naturali o aumentando le disuguaglianze senza che questi costi emergano necessariamente dall’indicatore. È proprio da questo limite che nasce la ricerca di misure alternative o complementari del benessere: non per sostituire il Pil, che resta indispensabile per misurare la dimensione dell’economia, ma per capire che cosa accade oltre la sua crescita.

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